don Luigi Vassallo

L’avventura dei tre pastorelli

Uno dei modi più belli per conoscere Dio è vederlo specchiato in un’anima pura.

Cosa difficile di questi tempi.

Eppure quando ci si riesce, quando Dio trova sulla terra un’anima pura che ne restituisca l’immagine nitida e potente, è una festa grande e questi piccoli specchi del paradiso lasciano nella storia una scia incalcolabile di bene.

Tra le molte meraviglie che si possono raccontare delle apparizioni di Fatima, forse la più bella è proprio questa: che è una storia di bambini. Una storia di vite semplicissime che incontrano lo splendore della bianca Signora e illuminano il mondo. Sì, perché in quelle apparizioni la Madonna non ha voluto illuminare il mondo direttamente, ma lo ha fatto trasformando la vita di tre pastorelli, in un’appassionata avventura di santità.

Quello che mi piacerebbe fare in questo articolo è mostrare il modo semplice e concreto – potremmo quasi dire “terra terra” – con cui Maria si è presa cura di Lucia Dos Santos e dei suoi cugini Francesco e Giacinta Marto, guidandoli per mano attraverso lezioni semplici che possono parlare anche a ciascuno di noi, che non abbiamo avuto apparizioni.

Tener fede a un appuntamento

«Cosa vuole da noi?», chiese Lucia alla Madonna all’inizio della prima apparizione, nella mattina di quella domenica 13 maggio 1917. La risposta della Signora fu essenziale: «Vengo a chiedervi di venire qui per sei mesi di seguito, il tredici del mese a questa stessa ora. Allora vi dirò chi sono e cosa voglio». Cominciamo da questo: prendetevi un impegno, l’impegno di venire per altre cinque volte alla stessa ora, lo stesso giorno, nello stesso posto.

È una cosa così semplice, eppure così efficace, perché la sequenza di appuntamenti a cui Maria chiede di impegnarsi racchiude l’insegnamento che il progresso della fede non è qualcosa di istantaneo. Le grandi verità si imparano, si capiscono a poco a poco nella fedeltà di un incontro che si ripete. I grandi amori nascono rivedendosi in un posto preciso, alla stessa ora. Io ci sarò, tu ci sarai? E dentro questa verità ci sono tutti i nostri percorsi formativi ed ecclesiali. Percorsi che – con più o meno esattezza, costanza, frequenza – funzionano anche perché c’è una ripetizione e un impegnarsi a venire, a tornare, a lasciarsi guidare.

I bambini rispondono con uno slancio immediato. Ci saranno, per sei mesi, il tredici, alla stessa ora, in quell’angolo sperduto del Portogallo chiamato Cova da Iria. E questa sequenza di incontri permetterà a Maria di far crescere a poco a poco quei bambini. Doserà i suoi messaggi, guidandoli gradualmente alla pienezza del mistero di Dio. Ripeterà le cose per inciderle in quei tre cuori innocenti, risponderà alle loro domande.

Di mese in mese saranno incontri attesi, cercati, talvolta osteggiati da familiari o da nemici, ma sempre più moltitudinari. In un solo caso, il 13 agosto, i tre pastorelli mancheranno all’appuntamento, perché prelevati con l’astuzia dal governatore locale e chiusi in un carcere. Ma la Madonna recupererà qualche giorno dopo apparendo loro in un altro luogo, a Valinhos, segno che gli appuntamenti sono importanti, ma non sono rigidi, e se per qualche motivo saltano si possono recuperare.

Mantenere un segreto

La seconda lezione che Lucia, Francesco e Giacinta ricevono dalla Madonna è di imparare a mantenere un segreto. Avviene il 13 luglio, quando i tre pastorelli in rapida sequenza vedono l’inferno e ricevono profezie sul futuro: la Seconda Guerra Mondiale, la richiesta consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria e le terribili persecuzioni alla Chiesa, con la visione apocalittica di una città devastata e di un Papa che viene ucciso, in mezzo a un popolo di martiri. Rivelazioni che farebbero rabbrividire chiunque, ma che i tre bambini non possono raccontare a nessuno. Perché?

Qui c’è un tema di silenzio e discrezione che, in un mondo che non sa più cosa sia il pudore e trasforma tutto in una grande vetrina, dovrebbe farci riflettere. Nei mesi precedenti i pastorelli avevano avuto già tre apparizioni di un angelo. Esperienze spirituali forti che però, senza che nessuno lo imponesse loro, non avevano raccontato a nessuno.

Il fatto è che le cose di Dio devono agire dentro prima di essere raccontate fuori. Se non siamo capaci – come ci si dice di Maria nel Vangelo – di conservare e custodire le cose che accadono, meditandole nel nostro cuore, non sapremo lasciarci cambiare dall’incontro con i misteri celesti, li lasceremo scorrere solo in superficie, magari diffondendoli a destra e a manca, ma senza averli prima accolti in noi.

Ecco allora l’apparente paradosso di Maria a Fatima, che rivela cose grandi e importantissime per tutto il mondo, ma con la raccomandazione di non dirle a nessuno. Ci vorranno circa trent’anni perché vengano conosciute le prime due parti del segreto e più di settanta perché venga rivelata al mondo la terza parte. E ancora oggi, a volte, sembra che molti accolgano queste visioni solo con il metro del sensazionalismo.

Differente è stata la reazione di Lucia, Francesco e Giacinta. Furono fedelissimi al segreto fino al martirio: resistettero alle pressioni del governatore, che fece loro credere che sarebbero stati uccisi se non lo avessero rivelato. Ma da quel segreto si fecero trasformare, perché presero su di sé la responsabilità e il peso di pregare e fare penitenza per i peccatori e per il Santo Padre. E nel caso di Lucia, di dar corso successivamente alla richiesta della Madonna di diffondere nel mondo la devozione al suo Cuore Immacolato e consacrarle la Russia.

Pregare e fare penitenza

Ed ecco la terza lezione che la Madonna dette ai tre pastorelli. Lezione anticipata dall’angelo nelle prime apparizioni. Pregare, pregare di più, pregare sempre. Pregare e fare penitenza. Francesco, Giacinta e Lucia impararono, tra i loro giochi di bambini di campagna, l’arte di dialogare con Dio. L’angelo e poi Maria lasciarono loro alcune preghiere semplici e potenti:

«Mio Dio, io credo, adoro, spero e Vi amo. Vi chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non Vi amano».

E ancora: «O Gesù, è per amor Vostro, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria». 

E ancora quella che forse è la più famosa tra le preghiere dei tre pastorelli: «O Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia». 

Queste, insieme ad un’altra preghiera rivolta alla Trinità, diventarono vita quotidiana per i tre bambini. Lucia, Francesco e Giacinta impararono a portare nel cuore le sorti del mondo, della Chiesa, della storia, non attraverso la grandiosità di qualche impresa, ma nella relazione interiore con Dio. Una relazione di preghiera che seppe nutrirsi anche della ricerca di piccoli sacrifici. In primo luogo nell’accettazione delle croci che Dio avrebbe mandato loro: dalla fastidiosa popolarità, alle persecuzioni, fino alle malattie che portarono in cielo Francesco e Giacinta a pochi mesi dalle apparizioni. Ma a questo i pastorelli seppero aggiungere tanti fioretti di rinuncia volontaria. Erano fioretti che la Madonna gradiva – anche se raccomandò loro di non esagerare con le penitenze – e che incisero nella vita di quei bambini l’unione con la passione di Cristo, implorando per la salvezza dei peccatori.

Un’avventura che continua

Il 13 ottobre, in occasione dell’ultima apparizione si radunarono alla Cova da Iria circa 70.000 persone di ogni genere da tutto il Portogallo,  tra cui anche alcuni detrattori, giornalisti anticlericali, curiosi. Erano però soprattutto pellegrini con grande fede, che per esserci affrontarono giorni di cammino a piedi. Quella mattina, era un sabato, pioveva a dirotto. Lì la Signora si palesò come Madonna del Rosario, incoraggiò a pregare il Santo Rosario, annunciò che la Guerra sarebbe finita, invitò a convertirsi e a non peccare più. Poi avvenne il miracolo del sole, un prodigio attestato da migliaia di testimoni oculari, che suggellò l’autenticità delle apparizioni a Lucia, Francesco e Giacinta.

La sequenza delle apparizioni era finita… ma l’avventura dei tre pastorelli sarebbe continuata. In quei sei mesi erano cresciuti tantissimo, ognuno con il suo modo di essere specifico.

Francesco era cresciuto molto nell’amore eucaristico, prendendosi a cuore la missione di consolare il Signore, specialmente attraverso l’adorazione a “Gesù nascosto”, come erano soliti chiamare l’Eucaristia. Giacinta si sentiva chiamata a strappare dall’inferno le anime dei peccatori e a pregare per il Santo Padre, che inseriva sempre nelle sue preghiere. Lucia, che avrebbe presto iniziato a studiare, era avviata nella missione di rimanere sulla terra – per altri 88 anni! – per raccontare questa storia, diffondere nel mondo il messaggio della Madonna e testimoniare la vita santa dei suoi cugini.

La storia di Fatima doveva ancora fare tanta strada, e non è ancora finita! Parla oggi a ciascuno di noi, incoraggiandoci – in questo mondo devastato dalle guerre – a prendere sul serio la preghiera, specialmente il Santo Rosario, a non sottovalutare l’orrore del peccato, accogliendo l’invito a convertirci e a prenderci a cuore la salvezza di quanti hanno smarrito il cammino e vivono, forse già adesso, in un inferno.

L’amicizia dei tre pastorelli

C’è un’ultima lezione che i pastorelli hanno imparato dai loro mesi con Maria: quella di essere amici tra loro, di sostenersi a vicenda, di pregare gli uni per gli altri. La loro allegria, la loro semplicità, la bellezza del loro cuore è qualcosa di straordinario. È commovente leggere nella loro storia come discutessero, pregassero insieme, si incoraggiassero e come infine come si aiutarono ad affrontare la morte, il passaggio al Cielo quando la Madonna stava per venire a prendere Francesco e Giacinta. 

Anche noi possiamo imparare da questi bambini che la fede è camminare nell’amicizia, che da soli è impossibile, ma insieme è facile e bellissimo, perché la bianca Signora non ci abbandona mai e sostiene con il suo affetto materno anche l’avventura di ciascuno di noi.

L’avventura dei tre pastorelli è narrata in molti libri, ma il più bello è forse La Madonna di Fatima di WIlliam T. Walsh, di cui ho curato per le Edizioni Ares una nuova edizione italiana che puoi trovare qui.